sabato 23 settembre 2017

La cronoscalta più bella che ci sia.


La salita al Mottarone è già da sola una bellissima scalata.
Ma, come dice Marco, la cronoscalata al Mottarone (che si ripete puntuale ogni anno da ormai 19 anni) è di più : è una metafora della vita. E' dura, è molto dura, ma fatta con gli amici diventa un divertimento.

E dopo un po' di anni di colpevole assenza eccomi qui al parcheggio di Baveno, insieme ad altri 170 e più ciclisti (incredibile come il numero è andato aumentando di anno in anno), quasi pronti per la partenza.
Ormai l'organizzazione è degna di una granfondo : pettorali, servizio cronometrico di precisione, auto al seguito per presidiare il percorso, maglietta tecnica nel pacco gara. Ma soprattutto è un gran ritrovarsi tra amici con cui si condivide la passione e che magari non si vedono da tempo ma non vogliono mancare l'appuntamento clou della stagione.

Sì perchè, diciamocelo, tutto l'allenamento dei mesi invernali , le granfondo primaverili e estive , le sveglie all'alba ...hanno un solo scopo : bastonare l'amico di turno sul Mottarone. Non per niente è un po' come il giro di Lombardia : chiude la stagione e consente a tutti di arrivare preparati al top per la bastonata di turno : sperando di darla e non di prenderla.

Sulle gare "in amicizia" è stato detto tutto. SI ride e si scherza con i piedi per terra, ma non appena il culo sale in sella non si guarda in faccia a nessuno.

E quindi il Gibernauta cosa ci fa qui? Dopo una stagione dedicata più alla corsa tranquilla e alla MTB è chiaro che il nostro non puo' avere alcuna ambizione. Primo obiettivo : arrivare in fondo. Secondo obiettivo : cercare di non scoppiare sugli ultimi rognosi tornanti. Terzo obiettivo : impiegare un tempo decente. Una unica certezza : oggi di bastonate ne prendero' una carriolata.

Primo e secondo obiettivo centrati. Sul terzo....bè c'è da lavorare.La certezza, infine, si è rivelata tale.

Radunare una mandria di pedalatori che scalpitano è impresa ardua ma Gianfranco e Alberto riescono miracolosamente ad incanalare la truppa verso l'incrocio che dà il via alla gara. E..... si parte!

Non è che la salita non la conosca. Anzi. La ricordo bene. Ricordo che è fatta di tre tronconi ben distinti : il primo è duro fino a Levo, poi c'è un falsopiano che consente un buon recupero e infine si attacca l'ultima parte che è un calvario di pendenze crescenti fino agli ultimi tornanti e all'ultimo rettilineo bastardo prima della vetta.


Quale è la strategia migliore? Ovvio : partire con calma, frenare gli entusiasmi e conservare energie per l'ultima mezz'ora.

Ed infatti, ligio a questa strategia semplice e chiara parto a cannone e dopo pochi tornanti vedo con sconforto il cardio che non fa bip impazzito solo perchè (per decenza) ho tolto l'allarme. Ma come si fa a non farsi prendere dall'entusiasmo quando sei in mezzo a poco meno di duecento altri compari che stanno seguendo, chi più chi meno, la stessa strategia suicida? Impossibile.
In realtà molti non stanno seguendo la tattica suicida : semplicemente salgono forte ma stanno conservando energie per dopo.Ma questi in breve tempo non li vedo più.



Quindi la strategia cambia : andiamo su così e vediamo quando scoppio. Notare bene : non "se" ma "quando".

Poco a poco il gruppo si sgrana e salendo noto la varietà dei partecipanti : chi sale in piena tenuta da Eroica in sella a splendide Gios blu anni 70. Chi pedala su impressionanti bici da crono (ma come si fa a andare in salita su certi trampoli? acrobati!) chi sale chiacchierando e ti passa in scioltezza (davvero tanti...), chi si vede che già prima di Levo ha dato fondo al barile (io), tenute di grande eleganza (e qui chi se non il nostro mitico Andrea, come al solito impeccabile maestro di stile), magliette di granfondo note e meno note, attrezzature avveniristiche e qualche MTB ben stagionata. Insomma : davvero di tutto, anche se il cronometro poi dirà che anno dopo anno le prestazioni medie del gruppone sono migliorate sempre.

Levo arriva come una benedizione, e qui c'è tempo per recuperare un po' sui chilometri che portano al bivio per Gignese. Ma c'è davvero poco tempo per godersela. La curva a destra arriva improvvisa e ZAC : la pendenza si fa subito vicina alle due cifre. Ormai i primi non li vedo più da un pezzo (a dire il vero non li ho mai visti, se non alla partenza e all'arrivo - loro già cambiati) e mi sono accoccolato in un gruppetto che sale più o meno al mio ritmo. Ho sentito una volta una intervista a Pantani che diceva che quando gli sembrava di essere al massimo sforzo guardava gli altri vicino a lui e vedeva facce altrettanto stravolte. Sarà che lui era Pantani e io sono il Gibernauta, fatto sta che le facce vicino a me mi sembrano belle tranquille, mentre io sbuffo come un mantice per tenere le ruote.





E continua così : qualcuno si stacca ma poi rientra, qualcuno saluta la compagnia e se ne va, qualcuno (io) resta attaccato alle ruote con le unghie e con i denti. Dopo la breve discesa della sbarra arriva l'ultima mazzata. Da qui sono circa 6 km a poco meno del  10% di pendenza media, con qualche tornante bastardo che ci regala dei 12% - 13%. Ormai io sono in modalità sopravvivenza. 34X28 fisso e cercare di mantenere una velocità (meglio dire lentezza) che consenta di tenere almeno l'equilibrio.


Passano pian piano le due fontane, passa pianissimo la seconda sbarra..e arriva il bivio sulla statale che sale dal lago d'Orta. Ed ecco il tratto più duro : un rettilineo bello largo che maschera ignobilmente la pendenza a doppia cifra e dà una bella mazzata a chi pensava di essere ormai quasi arrivato. Infine lassù sbuca il traguardo : tantissima gente (ovvio, tantissimi già arrivati da tempo) e l'incitazione che non manca mai. Qui il Gibernauta si riprende e, a costo di esalare l'ultimo respiro, tenta un misero allunghino con la faccia sorridente (che fatica quel sorriso dissimulatore). E sono in cima.

Anche questa volta ho portato le giberne lipidiche (rognosamente attaccate al girovita) in cima al Mottarone.



C'è tempo per qualche breve chiacchiera e poi si scende per ritrovarci a quello che è il vero motivo di questo raduno e che giustifica la faticata del mattino : il pranzo insieme (quasi 200 persone!) vero rifornimento calorico per cui le mie giberne ringraziano con affetto. Ma soprattutto  la ineguagliabile cerimonia di premiazione gestita da Marco.

Non c'è dubbio : è la cerimonia di premiazione più lunga e divertente del mondo e della storia : nemmeno alle olimpiadi si raggiungono tali vette. Pare che anzi Marco sia stato contattato dal CIO per le cerimonie di premiazione delle olimpiadi di Tokio , ma poi è stato scartato perchè pare che abbia preteso di poter premiare TUTTI I PARTECIPANTI UNO PER UNO COME SI FA AL MOTTARONE. Ci sarebbero stati pero' problemi con le dirette in mondovisione e le olimpiadi del 2020 avrebbero rischiato di concludersi nel 2021, quindi non se ne è fatto nulla. Ma vuoi mettere il divertimento di vedere sfilare tutti quelli che fino a poco prima sudavano col culo in sella, per prendersi il complimento di Marco e Alberto e Gianfranco (baci solo alle signore)? Impagabile.

I Kings of the past. Marco col microfono. la voce c'era ancora.

Ed è per questo che ogni anno ci vorrei tornare, e ogni volta che ci torno rimpiango le edizioni in cui non ho potuto esserci. Unica certezza ormai granitica : l'anno prossimo (l'anno del ventennale) il 21 settembre DEVO essere qui a trascinare le giberne in cima al Mottarone : la cosa più inutile che ci sia (salire in cima a questa montagna con grande fatica per poi scendere di nuovo a valle) ma anche, di sicuro, la più divertente.

P.S. le foto sono di repertorio (a parte quella con i Kings of the past), mica potevo fermarmi a fare foto proprio in piena trance agonistica no?
P.S. 2 il tempo? ah già : 1h33 e spiccioli. Ben lontano dal mio best sotto l'ora e venti, ma il massimo a cui potessi aspirare con poco più di 600km nelle gambe nel 2017.

Alla prossima!

domenica 4 giugno 2017

Accoppiata classica e fine psicologia


Un weekend lungo a Riva del Garda significa due cose. Relax ma, soprattutto, di nuovo in sella con lo Smilzo Veloce.
E quindi eccomi qui da Mecki (mitico bar ciclistico di Torbole, fondato da Ivan Beltrami olimpico su pista) pronto a partire per un classico della zona : il Passo Bordala da Ronzo Chienis.

Mitico Mecki
Si attacca prima la Nago vecchia : uno strappo di circa 1,2 km al 10% con punte oltre il 12%..

La Nago Vecchia
Ottimo per iniziare con un tranquillo riscaldamento.
Dopo questo antipasto un po' pesante si passa attraverso i vigneti di Nago pa avvicinarsi, dopo il lago di Loppio, all'attacco della salita verso il Passo Bordala.

Si tratta di una salita lunga (sono in tutto 15 km di salita per 1000 m di dislivello dai 220 di Loppio ai 1250 del Passo), con una pendenza media di poco meno del 7% che si snoda fra i campi verso la Val di Gresta.

Io la soffro. Non so perchè, ma la soffro molto. Sarà perchè la strada è larga e non dà l'idea di una pendenza importante (invece nei tratti più impegnativi supera abbondantemente l'8%), sarà perchè ci sono un paio di rettilinei bastardi. Fatto sta che lo Smilzo (questo è il suo terreno di caccia) va su che è un piacere chiacchierando, mentre io arranco senza fiato.

E' una salita che si divide in tre parti : la prima fino alla fontana di Valle San Felice (punto di sosta obbligato), poi si sale più o meno con lo stesso ritmo fino a Ronzo Chienis; infine arriva la mazzata finale : gli ultimi 250m di dislivello fino al passo Bordala che sono i più duri.

Salendo verso Ronzo 

In un modo o nell'altro arrivo fino alla fontana, che è vicino alla chiesa di Valle San Felice. Resisto con fatica alla tentazione di stravaccarmi sulle panche (che immagino fresche e tranquille) dentro la chiesetta per godermi il meritato riposo (eterno) e, spronato dallo smilzo energetico come non mai, risalgo in sella.

Da Valle San Felice, io non sono molto felice...


Smilzo all'abbeverata

Da qui a Ronzo Chienis va un pochino meglio: lo Smilzo resta a tiro e, anche se non posso partecipare attivamente alla chiacchierata, resto agganciato alla sua ruota. Ma poi scoprirò che era solo un inganno. Infatti, arrivati in paese, e in procinto di affrontare il pezzo più duro, commetto l'errore di dirgli "tu vai pure..io salgo col mio passo". Nella mia arroganza mi aspettavo un classico "ma dove vuoi che vada? stiamo salendo già molto forte!" E invece lui cosa mi risponde? "ah...ok grazie allora ci vediamo al Passo". Si alza sui pedali e scompare rapidamente oltre il primo strappo subito dopo Ronzo.

Insomma una bella botta psicologica. A questo punto non ho alternative : chino il capoccione sul manubrio e mi preparo per il mio personale Golgota. Questi ultimi km sono davvero pesanti. Bellissimi dal punto di vista paesaggistico ma io il paesaggio qui non me lo sono mai goduto : odio i paesaggi verticali.
Supero a fatica gli ultimi tornanti in mezzo al bosco e finalmente la strada spiana verso le ultime curva per arrivare al Passo.




Intanto lo Smilzo ha già ordinato al bar e, anzi, si prende il tempo anche per una telefonata di lavoro. Tanto, che problema c'è? Mica stiamo facendo fatica no?

Smilzo lavorativo al passo Bordala

Per fortuna da qui si scende e la salita per oggi è finita. Ci aspetta una lunga planata verso il lago per chiudere questo giro di poco meno di 50km con 1270 m di dislivello...

LA discesa verso Torbole e la fida C50

Vigneti di Nago

La mappa:





Il giorno successivo lo Smilzo mi convoca per le ore 7 (sette!) dal mitico Mecki. Ho un'ottima scusa per declinare l'invito. A quell'ora io di solito dormo ancora della grossa. E così decido di farmi un'altra classica salita della zona : la meno impegnativa scalata al Passo Ballino. Che sia meno impegnativa si vede già dal nome : una salita che passa da un paese che si chiama Ronzo non puo' che essere cattiva....

Invece qui si parte da Riva e salendo con dolci tornanti verso Tenno si arriva a Ballino. Insomma : uno bellino e l'altro stronzo. Voi che salita preferireste?

La valle di Ballino
Io non ho dubbi e quindi ad un più potabile orario (830) parto per il passo. La strada sale dolcemente (siamo al 5-6% di pendenza) su agevoli tornanti in mezzo agli ulivi. Dopo una decina di km e circa 550 m di dislivello di arriva al lago di Tenno.

Lago di Tenno

Qui : sosta fontana e poi via per l'ultimo strappo verso il passo.

Il passo.
 Alla fontana vengo superato da un ciclista che sale abbastanza allegro. IO che faccio? ovvio : mi accodo. Poco a poco gli rosicchio metri e alla fine lo affianco e lo passo su un tratto in falsopiano. Arriva il primo strappetto prima di Ballino e lui mi ripassa in tromba. Orpo! Avevo davvero calcolato male la concorrenza. Ma dopo il sorpasso vedo che resta sempre lì. A poco a poco lo riprendo e lui....ZAC! mi ripassa in tromba proprio prima dell'ultimo strappo. Qui le pendenze sono  rognose :'è un rettilineo al 10% che punisce l'incauto ottimista (e io sono sempre stato ottimista e pure incauto). Ma questa volta anche il mio compagno è stato ottimista e infatti vedo che realizza con disdoro di essere stato anche un po' incauto. Io, che conosco il pezzetto e so cosa posso pretendere dalle mie scarse qualità, decido di buttare il cuore di là dall'ostacolo e mi metto a spingere culo in sella. Lo affianco e lo passo facendo una fatica bestia per girarmi sorridendo apparentemente senza sforzo.

E' la mazzata definitiva! Sento che ha subito il contraccolpo psicologico. Questa sì è vera e fine tattica psicologica. Ora basta solo tenere questo ritmo per i prossimo 500m e è fatta. Sì : riuscirci....Smetto di guardare il cardio (che fa beeep come un pazzo) e cerco di tenere il ritmo molto superiore alle mie possibilità. Alla fine pero' il cartello di Ballino arriva e...sono ancora vivo!

Da qui c'è solo il falsopiano fino al passo, il mio terreno. La soddisfazione di raggiungere il passo da solo è direttamente proporzionale alla assoluta inutilità di questa competizione tra scarsi. Ma si sa: il ciclismo, vedere i paesaggi, godersela tranquillamente, lo slow movement etc etc.....poi uno ti affianca e scatta l'effetto volata alla Sanremo.

Ballino. Bellino no?
Il Trentino è famoso per la cura meticolosa degli aspetti paesaggistici e di tutto quanto ha a che vedere col turismo. Ora, la strada che sale a Ballino non si puo' certo dire molto importante, anzi. Facendo la statale si puo' arrivare molto più in fretta stando a fondovalle. Ma non importa: ogni strada va tenuta come un biliardo : e quindi anche questa strada secondaria è stata completamente riasfaltata. E così scendere verso il lago su questo liscio terreno è davvero il massimo.
Il giusto coronamento per un breve giro di 30km con 700m di dislivello. Ma proprio niente pianura.




domenica 9 aprile 2017

Quattro amici al bar...di Bettola



Era un anno che non pedalavo sulle strade della Val Trebbia.
Ed eccomi qua, alla piscina di Travo, pronto per un giretto di quelli che, un tempo, avremmo derubricato come "defaticante".

Ma il mio stato di forma è molto precario e gli amici hanno compassione : oggi Passo del Cerro e rientro da Spettine. Poco più di 50km e una sola vera salita, quella del Cerro.

Siamo in 4 . Andrea, Beniamino, Giovanni ed io.

Andrea sfoggia una nuova Trek rossa fiammante che pesa poco più del contachilometri che ci ha montato sopra.
Anche Ben pedala su un nuovo cavallo Specialized. Giovanni cavalca la sua fida Colnago e io me la godo con la Tommasini : 10 kg di eleganza (anche se sarebbero meglio un pochini di meno).

Il clima è ideale, il percorso altrettanto, la compagnia divertente : insomma tutto perfetto.


Salita al Cerro chiacchierata fino allo strappo prima del falsopiano finale : lì si fa sul serio soprattutto perchè si è aggregato un gruppetto di coetanei della Val Tidone.

Discesa freschissima su Bettola e qui pausa al bar per il caffè di rito. Qui mi viene in mente che al ritorno a Travo potrei comprare un salame da portare a casa. Andrea propone di comprarlo lì e portarlo a Travo infilato nelle braghette. Cortesemente declino, anche pensando alla sorte dei miei futuri commensali.

Discesa verso Ponte all'olio e, prima, svolta  a sinistra verso Spettine. E' una salita un po' rognosetta ma breve, che pero' ripaga con dei passaggi in costa spettacolari. Qui davvero sembra di essere in Toscana, anche se laggiù si intravede la Pietra Parcellara.

Discesa su Travo per concludere 50km con poco più di 1000 m di salita. Bello.

E il salame? Sì lo ho comprato a Travo. E a casa lo ho pure inaugurato con un panino innaffiato da un buon prosecco.

Piaceri della vita.


Andrea sempre positivo..


Crete senesi? No : Val trebbia

4 amici....sopra Travo


Cavallo a riposo

Il gruppetto della Val Tidone, regolato in cima al Cerro



Beniamino contemplativo..



I primi chilometri

Beniamino mattutino

martedì 24 gennaio 2017

ABC del PODISTA

ABC del podista

Allenamento : componente essenziale della vita del podista : richiede una adeguata calibrazione in quanto ha la caratteristica di essere sempre al tempo stesso insufficiente per gli obbiettivi prescelti ma eccessivo per le esigenze  del proprio coniuge e del proprio apparato muscolo-articolare.

Bendelletta ileo tibiale : sede del primo infortunio del podista principiante, che accoglie con gioia il primo dolore quasi come un rito di passaggio : finalmente anch’egli avra’ un argomento di cui parlare con altri podisti. Dopo poco tempo il podista realizza che una sindrome della bendelletta ileo tibiale trattata senza pazienza e con superficialita’ arriva a causare, attraverso una inesorabile catena sequenziale : scompensi articolari iliaci (per la corsa “zoppa”), dolori muscolari addominali (per compensare la corsa “zoppa”), periartrite alla spalla (per il ripetuto massaggio al ginocchio dolente), fino a obesità - alitosi – forfora per i disequilibri causati da un alimentazione improvvisamente smodata e insana indotta dallo stato depressivo del podista infortunato.

Cardiofrequenzimetro : complesso e sofisticato strumento di misurazione da polso che il podista impara finalmente ad utilizzare il giorno prima che la batteria del sensore si scarichi. La suddetta batteria va cambiata inviando il sensore alla casa produttrice che lo restituirà dopo un intervallo di tempo sufficiente per consentire al podista di avere dimenticato completamente il funzionamento dello strumento. Il ciclo carica/apprendimento puo’ ripetersi piu’ volte prima che il podista decida di abbandonare lo strumento. In caso di carica prolungata o di anormale rapidita’ di apprendimento il podista solitamente utilizza lo strumento in gara ove la ripetuta invadente presenza dell’allarme per superamento della soglia superiore è causa di ansia e conseguente innalzamento della frequenza cardiaca del podista e dei vicini entro il raggio di un paio di metri.

Doping : testimonianza pratica della esistenza effettiva di imbecilli a tutto tondo : coloro i quali riescono a applicare con costanza la propria imbecillità in ogni tipo di attività che compiono nella vita : dal lavoro al divertimento.

Eroe o Ebete ? : quello che pensano i non podisti del podista che vedono correre felice in mutandoni a 10 gradi sottozero.



Fartlek : particolare tipo di allenamento (vedi sopra) che stimola, tra l’altro, la peristalsi intestinale. Agevola la corsa Zen dei compagni di corsa del momento.

Gara : tutti la fanno solo per partecipare. Resta da chiarire perché tutti si  schiantano i polmoni negli ultimi cento metri per evitare di essere superati dall’abituale compagno di allenamenti.

Hubris : colpisce prima o poi tutti i podisti (“vedi che stavolta faccio davvero il personale…”) costretti in breve tempo a subire le conseguenze della propria arroganza.

Infortunio: Tra podisti : D:“ma Mario non c’è oggi? è un po’ che non lo si vede” ; R: “ ma come, non lo sai? – sottovoce-  E’ infortunato.”. “Ah….” (da pronunciare con aria di circostanza : sguardo contrito e mani artiglianti le parti basse.)

Lunghissimo : molti ritengono che non serve. In realtà non lo ammetterebbero mai,  ma lo vorrebbero avere. Chi lo ha sa invece che, comunque, anche se non serve, in molti casi  fa la sua figura.

 Maratona : tutti quelli che cominciano a correre sanno che prima o poi la faranno. Ma, quando cominciano, non sanno “come” la faranno. Se lo sapessero, (e se potessero vedere la propria faccia al passaggio del 35^ km della prima maratona) molti non comincerebbero nemmeno a correre.



New York : unica città al mondo in cui si corre una maratona, secondo il non podista. Conseguente oggetto della prima domanda del non podista al podista : “Hai fatto new York?”. Ogni risposta diversa da “ Sì in meno di 2 ore e 30” genera un sorriso di compiaciuto compatimento nel non podista.

Orario : quello delle gare non va mai bene. Se è la mattina presto: “io la mattina ho la pressione bassa, non rendo mai bene in gara”. Se è nel pomeriggio : “quando fa caldo io non rendo al massimo, preferisco la mattina presto”. Se è la sera o di notte : “quando è buio non rendo bene, ho paura di inciampare, preferisco la mattina o nel pomeriggio”.

Progressivo :  così si definisce quel tipo di allenamento che, una volta realizzato in pratica, diventa regressivo (cfr.)

Quasi : è la differenza che passa tra ottenere il risultato sperato e non ottenerlo “oggi finalmente ho fatto il personale sulla mezza….quasi”

Regressivo : risultato pratico di un progettato allenamento progressivo,  riassunto anche nella tattica (cfr) “parto piano per poi rallentare”

Stretching : performance artistica moderna che prevede la realizzazione di complesse figure corporee con lo scopo di massimizzare il dolore del praticante al fine di ottimizzarne l’espressività. Praticato in gruppo richiede pudore, praticato in solitario richiede un bagno di dimensioni adeguate (cd. “bagno sardo”).


Tattica di gara : complessa sequenza di tempi e velocità che viene solitamente elaborata a tavolino. All’atto pratico è eccessiva anche PER runners del calibro di Paul Tergat (categ. talenti naturali)  ma ciononostante viene spesso adottata dal podista medio (categ. lenti naturali). Con conseguenze immaginabili. Definiz alternativa : tutto quello che viene fatto durante la gara. Solitamente questo insieme di eventi-comportamenti coincide con tutto quello che, prima della gara, il podista giura che non fara’. Assolutamente.

Utilità : prima o poi il podista si chiede l’utilità di quanto sta facendo. Soprattutto quando si confronta con fastidiosi infortuni (vedi sopra) e complesse organizzazioni di dinamiche famigliari.

Velocita’ : specifico elemento distintivo della peculiare “anomalia invertita” che identifica il podista esperto. Il neofita misura la velocità in km/ora, il podista esperto in Minuti/Km. Nota bene : si parla sempre di “velocità” (per fortuna) e mai di “lentezza” .(es. la domanda : “A che velocità vai?” anche rivolta a chi procede normalmente a piu’ di 8 min/km). L’incontro e lo scambio di esperienze tra podisti europei (min/km) e podisti americani (min/miglio) puo’ solitamente essere fonte di divertenti malintesi e sguardi increduli degli uni verso gli altri.


Zona : particolare regime dietetico che garantisce il dimagrimento in quanto basato su mattoni. Il risultato è garantito in quanto i mattoni, come noto,  sono poco nutrienti e, soprattutto, scarsamente appetibili anche se adeguatamente conditi..

martedì 1 novembre 2016

Spettacolo d'autunno


Lo spettacolo di una natura dai colori sgargianti si puo' godere anche a fine ottobre. E la bicicletta, come sempre, è il mezzo migliore per cogliere scorci mozzafiato.

Basta poco : due/tre giri tra i monti dell'alto Garda. Partendo dal Lago e salendo dolcemente fino ai primi passi : Passo Durone, Passo Ballino, Passo Sant'Udalrico. I boschi multicolore si specchiano nei laghetti di Tenno e Cavedine, lontano le dolomiti di Brenta sono già imbiancate, il cielo è di un azzurro brillante.
Magnifico. La mia Colnago C50 mi accompagna senza storie e asseconda un passo tranquillo che consente di godere di questi spettacoli.
Anche lo Smilzo è magnanimo e non mi tira il collo, anzi, chiacchiera proprio quando io in salita ho i polmoni diciamo ..."impegnati" in altra attività.

Insomma, son tornato da questo weekend lungo col cuore più leggero.

Pace e bici a tutti.


LAgo di Cavedine


Sopra la valle di Cavedine


Drena : vigne, castagni e il castello sullo sfondo a sinistra

Lo Smilzo magnanimo

La valle di Arco sopra Dro

Partenza di Optimist dal lido di Arco

Andando verso Torbole


Gibernauta e Optimist

Optimist in uscita dalla Fraglia di Riva del Garda

Il Bleggio

Colori autunnali al Passo Durone

Gibernauta dopo il Passo Ballino

Altopiano di Fiavè

Lago di Tenno